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| Tell Barri - Kahat>Introduzione | Homepage - Archeologia del Vicino Oriente - Ittitologia |
TELL BARRI Prof. Paolo Emilio Pecorella |
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| Nelle ondulate piane della Siria nord-orientale, verso la
metà di settembre del 1997, sulla pendice occidentale di un grande sito, già indagato da
tempo, è venuto alla luce parte di un edificio con i muri in mattoni crudi ben
conservati, un grande ammattonato antistante lingresso con due lastre monolitiche
(su cui poggiava un blocco architettonico di forma curiosa); dallinterno provenivano
frammenti di stucco dipinto che in origine decoravano le pareti. Tutto faceva supporre di
trovarsi di fronte ad un edificio di grande importanza, e proprio il blocco (oltre al
materiale ceramico assai indicativo) indicava il periodo neoassiro. Vale la pena di citare
per esteso il testo cuneiforme di una soglia trovata nel 1960 sulla pendice meridionale
(ora al Museo di Aleppo) e pubblicata da G.Dossin nel 1962: Palazzo di Tukulti-Ninurta, re delluniverso, re del paese di Assur, figlio di Adad-Nirari, re delluniverso, re del paese di Assur, figlio di Assur-Dan, re delluniverso, re del paese di Assur, soglia del palazzo di Kahat Dal testo si deduce che il sovrano assiro Tukulti-Ninurta II (890-884 a.C.) fece erigere un palazzo in quella che era la sede del santuario più importante dellarea del Habur, probabilmente in occasione di un suo viaggio di ispezione nella regione. L'identificazione del luogo di ritrovamento, Tell Barri, con una città già nota dalle fonti cuneiformi, fu di grande interesse perché la città in questione, intorno alla metà del secondo millennio a.C., faceva parte del regno dei Hurriti di Mitanni, una nazione dellOriente antico dalle connotazioni etniche e linguistiche alquanto singolari, pur nel variegato mondo di queste civiltà; nazione e regno potente durante i secoli XV e XIV a.C., le cui maggiori e più dettagliate notizie si ricavano dai contatti e dalla corrispondenza che i suoi sovrani ebbero, durante il XIV secolo, con i faraoni della XVIII dinastia, da Tuthmosi I a Amenophi IV.Le vicende politiche di questa città che, a tratti indipendente o semi indipendente durante letà di Mari, sono parzialmente note da fonti cuneiformi «esterne» alla località, di Mari appunto, di Chagar Bazar ecc. Con la formazione dello stato di Mitanni nel XV sec. a.C. Kahat diventerà il centro religioso più importante, del regno. La citazione che prova la preminenza del santuario è data dalla conservazione, negli archivi templari, del trattato tra Shuppiluliuma di Hatti e Shattiwaza di Mitanni, alla fine del XIV secolo, trattato rinvenuto in copia nella capitale ittita, Hattusha. |
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Il sito di Tell Barri, costituitosi a partire per lo meno dal IV millennio a.C., è un tell alto circa 32 m. per unestensione di circa sette ettari. Alla base, su tre lati, è ancora visibile il fossato allesterno del quale si ergevano le mura civiche esterne, distrutte probabilmente nel XIII secolo a.C. Più oltre, intorno, si stende la città bassa per unarea complessiva di circa 37 ettari. Il lato occidentale del tell è difeso dal fiume che ha costituito anche la ragione prima della nascita dellabitato. Lacropoli presenta due specie di canaloni sui lati nord e sud: si tratta probabilmente dei resti di due accessi alla sommità che hanno poi convogliato le acque di scorrimento superficiale. In cima alla collina, attualmente, si trova il cimitero, stretto intorno al piccolo monumento funerario eretto in onore dello sceicco Barri. Ad un calcolo approssimativo le tombe della sommità dovrebbero ammontare a circa quattrocento, di cui per ora solamente una ventina, quelle rinvenute nello scavo, sono state spostate altrove. |
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Dopo una serie di ricognizioni nellarea, con il collega M. Salvini, fu deciso di investigare il sito di Tell Barri e dal 1980, con alcune interruzioni, ha operato una Missione italiana, inizialmente sotto legida del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, dal 1987, sotto quella dellUniversità degli Studi di Firenze, che ha fino ad ora sostanzialmente permessa la partecipazione degli studenti allo scavo. I fondi sono stati forniti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal Ministero degli Affari Esteri, e, nel 1989 e 1990, contribuirono anche il Museo di Scienze Naturali e Archeologia della città di Pescia e la Banca Toscana. Dal 1992 ha contribuito alla riuscita dellimpresa il Maestro Giuseppe Sinopoli che, attraverso lAssociazione Music for Archaeology, ha preso a cuore le sorti del nostro scavo, sotto il segno dEuterpe: il Maestro ha voluto dedicare il concerto del 15 maggio del Maggio Musicale, dirigendo la III sinfonia di G.Mahler, alla Missione di Tell Barri. Ai lavori della Missione partecipano anche studenti dellUniversità di Napoli «Federico II», guidati dalla vicedirettrice della Missione, Prof.ssa Raffaella Pierobon Benoit, che cura lindagine e lo studio relativo ai livelli successivi alla conquista di Alessandro Magno del Vicino Oriente. |
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Il primo compito che la Missione si è prefisso è stato quello di ricostruire la sequenza di occupazione del sito: attraverso una serie di saggi sullacropoli, sui suoi pendii e nella città bassa si sono recuperati numerosi momenti di occupazione che forniscono, per labitato, un periodo di vita che va dal IV millennio a.C. sino al momento successivo alle invasioni mongole della Siria nel XIII/XIV secolo d.C. Ne diamo un breve riassunto. |
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Periodo 1: appartiene alla cultura di Halaf, una cultura agricola di villaggio, testimoniata dalla Mesopotamia centrale alla Cilicia tra il V e il IV millennio a.C. Linsediamento di questa cultura, caratterizzata da una bella ceramica dipinta, si trova sepolto allinterno del tell, coperto dallaccumulo di costruzioni più recenti ed è testimoniato da materiale frammentario fuori del contesto originario. |
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Periodo 2: il medesimo fenomeno di occultamento si è verificato per la fase corrispondente a quella protostorica nella Mesopotamia meridionale della seconda metà del IV millennio a.C. In questo caso la testimonianza è data, oltre che da materiale ceramico fuori contesto, da una coppia di noduli di argilla che recano in superficie limpronta di un sigillo cilindrico a decorazione geometrica. Queste bullae o cretule erano impiegate come elementi sigillanti di anfore o legature, in modo da rendere inalterabili le merci e sono una prova inoppugnabile dellesistenza di una «amministrazione» contemporanea (e precedente) alla invenzione della scrittura. Per giungere a questi livelli che costituiscono il cuore del tell occorrerà unoperazione di scavo su vasta scala. |
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Periodo 3: classificato come appartenente al Bronzo antico o Protodinastico II-III della periodizzazione mesopotamica, intorno alla metà del III millennio a.C. E questo il momento che vede lespansione dei Sumeri o dei loro agenti verso settentrione, sicuramente in cerca dei materiali che sono assenti nelle pianure alluvionali del sud: legname, pietre e metalli. In questo periodo il centro di maggiore importanza era Tell Brak, che si trova a 10 km a sud di Tell Barri. Lo scavo dellArea B, sul fianco occidentale del tell ha raggiunto il suolo vergine ed è stato effettuato, per ragioni tecniche, mediante una serie di gradoni. Altri dati sono stati recuperati nel saggio profondo dellArea G, sulla pendice meridionale, dove sono stati messi in luce 10 strati con elementi architettonici e materiali che si riallacciano alla fase finale della sequenza dellArea B. Lo studio della ceramica mostra che la sequenza di Tell Barri precede nel tempo quella di altre località della regione, come Leilan e Bderi. NellArea B sono stati recuperati 57 strati per un totale di 11 livelli con una potenza di 16,30 m, che hanno rivelato una sequenza ininterrotta a partire dal suolo vergine. In sostanza si tratta di una serie di abitazioni, apparentemente di carattere modesto, sovrapposte luna allaltra nel tempo, senza segni di distruzioni violente. E possibile che le frequenti riedificazioni siano dovute alla scarsa consistenza delle strutture: tutte recano tracce di luoghi di cottura e numerosi sono gli scarichi di ceneri. Ne deduciamo una pacifica vita di villaggio, protrattasi per alcuni secoli (tra il 2750 e il 2400 a.C. circa), segnata dal cambiamento graduale dei tipi vascolari. Alla fine della sequenza, tagliata in alto da strutture più recenti, si trova la bella ceramica fabbricata al tornio, dalle pareti sottili, decorata con motivi geometrici incisi ed excisi, nota dallo strato arcaico V di Ninive (del tempio di Ishtar). |
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Periodo 4: contemporaneo ai periodi di presenza accadica e neosumerica a Tell Brak, e in genere nella Siria di nord-ovest, nella seconda metà del III millennio a.C. In questo caso la presenza di un abitato è testimoniata, oltre che da materiale ceramico fuori contesto sulle pendici occidentali, anche dagli strati 11 e 11A nel saggio profondo dellArea G. |
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Periodo 5: durante il XVIII secolo a.C. le tavolette cuneiformi di Mari ci informano non solo dellesistenza della città di Kahat e di una serie di suoi re o principi (tra cui un tal Kabija che si ribellò più volte a Zimri-Lim e fu infine giustiziato) ma forniscono anche notizia dellesistenza del tempio del dio della tempesta, Teshup, dando anche le misure della struttura principale. In tal modo siamo in grado di ricollegare lesistenza di questo santuario del XVIII secolo a quello, importante per la nazione hurrita del XV-XIV secolo, calcolando quindi per il tempio (o per i suoi rifacimenti) un periodo di vita di quasi cinque secoli. Gli strati appartenenti a questo periodo sono venuti in luce nellArea G, dove una serie di strutture di abitazione successive si interseca con una necropoli di tombe a fossa e di ipogei sotterranei (messi in luce nella campagna del 1997), costruiti in mattoni cotti, con copertura a volta, probabilmente connesse, secondo un rituale specifico, con ammattonati collegati alle case. |
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Periodo 6: E il periodo della formazione, apogeo e dissoluzione dello stato hurrita di Mitanni tra il XV e il XIV secolo a.C., che nella città di Kahat aveva il suo maggior santuario. Apprendiamo, infatti, da un trattato internazionale, stipulato tra il sovrano ittita Shuppiluliuma e quello mitannico Shattiwaza, trovato a Hattusha (Boghazköy), nel cuore dellAnatolia, che una copia del documento doveva essere conservato nel santuario del dio della tempesta a Kahat e un altro in quello della divinità solare di Arinna nel paese di Hatti. Da questa notizia possiamo dedurre facilmente limportanza che questo tempio e il suo dio dovevano avere allinterno e allesterno dello stato mitannico, anche per la garanzia dei patti sottoscritti. E quindi ragionevole supporre che proprio a Kahat si trovasse larchivio dei trattati internazionali. A parte le intrusioni causate dalle costruzione erette posteriormente, sono stati portati alla luce, fino a questo momento, oltre 4 metri di stratificazione con numerose fasi edilizie, tra cui una destinata alla fabbricazione di ceramica con un forno. Il materiale ceramico comune è assai abbondante e di buona fattura, e il complesso della produzione è caratterizzato dalle ceramiche dette del «Habur» e di «Nuzi», con decorazione dipinta, che a nostro avviso coesistono sino alla fine del periodo mitannico vale a dire sino allinizio del XIII secolo. |
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Periodo 7: la ricostruzione dellabitato in età medioassira tra il XIII e lXI secolo a.C., è testimoniata nellArea G da una serie di strutture di carattere privato. Lo scavo ha messo in luce una serie di 14 fasi architettoniche. Nello strato 7 è stato messo in luce un complesso di strutture, banconi e canalette destinato a operazioni artigianali. Uno strato pavimentale era coperto da unimmensa quantità (nellordine di svariate centinaia di pezzi originari) di ciotole svasate e di vasi potori, in frammenti e spesso anche integri o parzialmente integri. Negli strati 8, 9 e 12 sono state trovate quattro tavolette, di cui unintegra, studiate dal collega Mirjo Salvini. Il materiale ceramico, ben stratificato, ha permesso la costruzione di unaccurata tipologia che mostra analogie con altri siti della regione, segnatamente con quelli dellarea del Balikh nonché con le località a valle del Habur. Questa fase di occupazione, che supera i 7 metri di potenza, va riferita al periodo posteriore alla conquista del territorio dello stato di Mitanni da parte del sovrano assiro Adad-Nirari I (1304-1273 a.C.), il quale, secondo gli annali, occupò la capitale ed altre otto importanti città del regno, tra cui, appunto Kahat. |
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Periodo 8: al periodo neoassiro (IX-VII secolo a.C.), risale il palazzo che il sovrano assiro Tukulti-Ninurta II (890-884 a.C.) fece erigere nella città ed è proprio in base al testo, iscritto in caratteri cuneiformi, riportato allinizio, che la località è stata identificata. La costruzione del palazzo avvenne durante il viaggio che il re assiro fece nella regione del medio corso dellEufrate e del Khabur nell885 a.C., dopo essere passato da Terqa ed aver ricevuto latto di sottomissione delle tribù beduine colà stanziate e prima di raggiungere la città di Nasipina, la Nisibis detà classica. Il palazzo fu abbandonato probabilmente al momento della caduta dellimpero assiro, quando Ninive fu conquistata nel 612 a.C. dalle truppe congiunte dei Medi e dei Babilonesi. Tra laltro va notato che fu proprio larea a cavallo tra lEufrate e il Tigri la scena dellultima resistenza assira e quindi è possibile che anche Kahat abbia svolto un qualche ruolo in questi ultimi avvenimenti. I materiali da costruzione del palazzo, in particolare i blocchi di pietra che costituivano la parte inferiore dei muri, vennero reimpiegati successivamente durante i periodi romano-partico, sasanide e islamico. Adesso le pietre, in calcare biancastro e in basalto nero, fungono da stele tombali nella necropoli moderna e in parte sono state rinvenute dagli abitanti della regione scavando le fosse tombali. Oltre alla lastra integra, conservata nel Museo di Aleppo, e ad altri due frammenti con lo stesso testo, altre due belle lastre decorate con rosette e listelli, caratteristiche della decorazione palazziale assira, sono state trovate tra le stele della necropoli. Il livello neoassiro è stato esposto, durante le ultime campagne, sia sul fianco meridionale dellacropoli nellArea G sia nellArea J. E caratterizzato da strutture architettoniche di notevole qualità in mattoni crudi e, grazie alla scoperta del 1997, di quello che deve essere un ingresso secondario del palazzo: il vano messo in luce, per quanto dilapidato, conserva tracce di stucchi dipinti con fasce e rosette alle pareti. Dinanzi alla porta, che presenta due lastre monolitiche come soglia, si trova una grande ammattonato da cui si doveva godere una bella vista del panorama sottostante. Lelemento più importante è un pezzo architettonico, decorato con rosette, che faceva parte della struttura della porta principale del palazzo, ospitando il grande palo verticale su cui girava il portone principale. E questo un elemento corrente nei palazzi dei sovrani assiri a partire dal IX secolo. Una tomba a fossa dellArea G ha restituito, sempre nel 1997, un bel corredo che comprendeva, oltre a una coppia di braccialetti e ad una fibula in bronzo, un sigillo a stampo in calcedonio importato da Babilonia, come si deduce dalla figura incisa del devoto e dal simbolo del dio Marduk; questo pezzo è di grande importanza per la datazione dello strato perché, sia pure su basi stilistiche, lo si attribuisce alla dinastia caldea che salì al potere dopo il crollo dellimpero assiro anche se non è da escludere che questa produzione risalga ad un momento anteriore. In caso contrario si verifica la curiosa situazione di una popolazione che continua la produzione ceramica tipica del periodo neoassiro sotto lamministrazione neobabilonese. |
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Periodo 9: dopo la dissoluzione dellimpero neoassiro tutta la mezzaluna fertile passa sotto dominio persiano che, ricorrendo ad unamministrazione che teneva conto delle esigenze locali, determina una ripresa economica. Se a grandi linee si può ricostruire la storia della regione in questo periodo, viceversa molto scarse sono le notizie per quello che riguarda la Giazira, e Tell Barri. Da un punto di vista amministrativo la regione faceva parte della V satrapia, quella della Siria; dal punto di vista della cultura materiale abbiamo iniziato il recupero dei livelli di questo periodo sia nellArea A che in quelle G. A-D 7-10 e J, anche se in condizioni alquanto parziali. A parte il materiale ceramico che, in mancanza di punti fissi, non è sempre facilmente caratterizzato (a parte un frammento di ceramica attica a figure rosse, trovato nel 1997, segno dellimportanza del nostro sito lungo la strada verso la Persia), una tomba a fossa rivestita di mattoni crudi ha restituito un anello in oro con unincisione sul castone che rappresenta una fanciulla in abito persiano. E quindi possibile affermare che il sito non fu abbandonato, come è avvenuto in altri casi, forse per la sua favorevole posizione, labbondanza di acqua e la fertilità del suolo. |
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Periodo 10: il periodo ellenistico è documentato da strati ben ordinati, da strutture e materiali anche di qualità dellArea A; ciò fa ritenere che la località sia stata particolarmente attiva in questo periodo nei suoi contatti tra Oriente e Occidente. Ci sono infatti ben noti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della regione: inseguendo Dario le armate macedoni lhanno traversata, conquistandola e restituendole un ruolo centrale nel quadro delle culture del Vicino Oriente, grazie alla politica di Alessandro Magno volta allunificazione culturale, oltre che politica, dellOriente persiano e dellOccidente greco. Alla morte di Alessandro e dopo le lotte tra i successori la regione entra a far parte del regno dei Seleucidi, i cui effetti più visibili consistono nella spinta verso lurbanizzazione, di cui ci parlano le fonti e le cui tracce sono visibili su tutto il territorio (si veda ad esempio la fondazione di Antiochia sullOronte e di Seleucia sul Tigri o la nuova vita di Tarso di Cilicia). La documentazione più evidente per noi consiste, a parte i monumenti sopravvissuti solo in alcuni fortunati casi, nei materiali, in particolar modo la ceramica, elemento guida; in questo campo spicca la cosiddetta Sigillata orientale, di derivazione occidentale, caratteristica produzione vascolare dalla superficie rossa più o meno brillante, liscia ma spesso anche decorata a stampo, prodotta in tutti i grandi centri dellAsia Minore e del Vicino Oriente ed esportata in grandi quantità in tutto il bacino del Mediterraneo. E proprio grazie a questa classe di materiali così caratteristici che è possibile anche a Tell Barri, in assenza di qualunque citazione nelle fonti, individuare una fase di occupazione ellenistica presente sia sulle pendici meridionali dellacropoli, laddove lerosione ha portato a valle i muri di terrazzamento e le strutture, che vi erano state erette, sia nellArea A dove si sono recuperati piani di frequentazione ed edifici di questa fase come anche di quelle successive. |
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Periodo 11: il periodo partico-romano, che ha visto la lunga e alterna lotta per la difesa del confine orientale dellimpero, è testimoniato a Tell Barri da una cospicua serie successiva di strutture architettoniche, erette in mattoni crudi di eccellente fattura. Larco temporale va dal I secolo a.C. al III d.C. circa con fasi architettoniche successive. Tra il materiale recuperato spiccano le belle fibbie di cintura in bronzo, provenienti da quello che pare essere un opificio nellArea E, e due gruppi di ceramiche importate (oltre alla produzione locale, anche di buona qualità): una da Occidente, è costituita dalla sigillata di diversi tipi e laltra da Oriente, dal vasellame invetriato di color bianco o verde prodotto anche a Seleucia, una delle capitali partiche della Mesopotamia meridionale. Un edificio di eccellente qualità e complessità è stato messo in luce nellArea A, oltre al già citato opificio dellArea E. Di grande importanza è stata la messa in luce di un grande muro di difesa e terrazzamento a tre quarti circa del pendio del tell, eretto con bella tecnica in mattoni cotti e calce: secondo unipotesi, basata sul materiale in situ, il muro potrebbe appartenere a una serie di fortificazioni partiche più che romane della Mygdonia, la regione di cui faceva parte anche il nostro insediamento, anche se ciò pone in discussione lattribuzione delle numerose strutture «militari» sparse nel territorio. |
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Periodo 12: una serie di belle strutture recuperata nellArea H è datata grazie al ritrovamento di un tesoretto di monete coniate sotto limperatore bizantino Anastasio I, autore di un importante riforma monetale nel 498, di Giustino I e Giustiniano I. Ciò indica unoccupazione del sito di non poca importanza in un momento pressa poco coevo al regno di Giustiniano: se ne conclude che la regione vede nei secoli tra il III e il VI d.C. una costante compresenza di potere sasanide e bizantino come è dimostrato dalla compresenza di tipi ceramici bizantini e «sassanidi» con decorazioni a stampo di figure di animali (cervi, leoni, gazzelle, zebù e scorpioni), note anche da altri scavi come Ninive. La presenza sasanide è testimoniata anche da sigilli in calcedonio e lapislazzuli. |
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Periodo 13: non è chiaro ancora quale sia stata la sorte dellabitato di Tell Barri tra la fine del mondo antico e la conquista islamica. Quello che possiamo accertare in questa che deve essere stata una località secondaria, dove per altro il vasellame importato era invetriato e di ottima qualità (si pensi alla ceramica lustra di Raqqa), è il sovrapporsi di due fasi, delle quali lultima è poco documentabile in quanto si tratta di miserande vestigia in mattoni crudi immediatamente al di sotto del piano di campagna. Per il periodo più antico sono state messe in luce enigmatiche strutture in mattoni crudi e, spesso, larghi muri in pietrame non omogeneo. Questo particolare, insieme alla presenza di materiali di scarto di lavorazione e fusione, farebbe pensare alla esistenza di botteghe artigiane (forni da vasaio o di fabbri?), elemento per altro poco comprensibile sullacropoli, data la difficoltà dellascesa alla sommità, se non in casi di insicurezza della regione. Le due fasi, comunque, sono differenziate dalla produzione ceramica che, in base al materiale invetriato, sono datate al XII-XIV secolo d.C. Tuttavia sembra che nella fase ultima sia dominante la produzione di tipi vascolari semplici e funzionali, fabbricati a mano (presenti anche in altre località come Chagar Bazar e Tell Hamidi), con una decorazione incisa a motivi geometrici, abbastanza grezza ma non sgradevole. Questa classe, che è stata chiamata Casual Ware, dovrebbe essere il risultato degli spostamenti di popolazioni e la conseguente sostituzione di tipi vascolari di maggior pregio e tecnicamente avanzati (quelli invetriati provenienti, ad esempio, da Raqqa, sopra citati) con altri fabbricati esclusivamente in loco, fenomeno dovuto alle distruzioni operate nella Siria settentrionale dalle invasioni mongole. Sia o non sia questa la spiegazione definitiva, questa «regressione» tecnica in un campo specifico come quello della produzione ceramica è un fenomeno da notare in modo particolare e che avrebbe bisogno, per essere compreso appieno, di indagini collaterali in altre discipline. |
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Periodo 14: dopo il periodo medievale linsediamento di Tell Barri viene abbandonato e partecipa delle sorti della regione, per la maggior parte terreno di pascolo per le greggi. Il cimitero moderno, per contrasto, è la testimonianza del momento di sedentarizzazione delle comunità beduine nei villaggi che fanno corona al grande tell, visibile da grande distanza dove, alla sommità, spicca il monumento funerario dello sceicco Barri. A quanto consta il cimitero ha avuto un sostanziale incremento a partire dal 1940 circa, a seguito delle mutate condizioni politiche e sociali instaurate dal regime mandatario e poi con la creazione della Repubblica Araba di Siria, terminando con linizio dei nostri scavi. Attualmente il cimitero è stato spostato su una piccola altura, ad occidente, ma sempre in vista della tomba dello sceicco Barri. |
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Questo articolato panorama di una storia plurimillennaria è stato ricostruito a tasselli: il mosaico che viene messo in luce merita di essere arricchito moltiplicando gli sforzi, segno tangibile dellimpegno con cui il nostro Paese opera in queste lontane regioni. |